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Succede che molti dei nostri insuccessi dipendano fortemente da qualcosa che ci è accaduto, lungo il percorso della nostra vita.

Questi accadimenti hanno spesso un messaggio implicito che va oltre il fallimento contingente, un messaggio che andrà poi a contaminare le nostre convinzioni e le conseguenti azioni che metteremo in campo nella nostra vita personale o professionale: “Io non sono all’altezza”

Il meccanismo del quale parlo, viene spiegato molto bene in questo brano:

 

“Mi incuriosisce oltremodo la maniera in cui si ripetono nella mia vita queste cadute, queste decisioni sbagliate sin dall’inizio, questi vicoli senza uscita la cui somma darebbe la storia della mia esistenza.

Un’ardente vocazione di felicità costantemente tradita, quotidianamente smarrita e che si risolve sempre nella necessità di miseri insuccessi, tutti completamente estranei a ciò che, nel più profondo e vero del mio essere, ho sempre saputo che dovesse compiersi se non fosse per questa mia inclinazione a una continua sconfitta.  …

Ma se mi soffermo a considerare più attentamente queste ricorrenti cadute, questi mancati appuntamenti che continuo a dare al destino con la stessa ripetuta goffaggine, mi rendo conto che, al mio fianco, è andata scorrendo un’altra vita.

Una vita che è trascorsa al mio fianco senza che io lo sapessi.

È lì, continua ad essere lì: è la somma di tutti i momenti in cui ho rifiutato quella svolta del cammino, in cui ho eliminato quell’altra possibile via d’uscita, e così si è andata formando la cieca corrente di un altro destino che avrebbe potuto essere il mio e che, in un certo modo, continua ad esserlo laggiù, su quell’altra sponda su cui non sono mai stato e che corre parallela al mio itinerario quotidiano.

Mi è estranea e, ciononostante, attira a sé tutti i sogni, le fantasie, i progetti, le decisioni che fanno parte di me quanto questa inquietudine presente e che avrebbero potuto dare forma alla materia di una storia che ora trascorre nel limbo del contingente.

Una storia uguale forse a questa che mi riguarda, ma ricca di tutto ciò che qui non è stato, ma che là continua ad essere, prendendo forma, scorrendo al mio fianco come un segnale spettrale che mi nomina e, allo stesso tempo, non sa nulla di me.

Voglio dire, una storia uguale, in quanto io ne sarei sempre stato il protagonista e l’avrei colorata della mia solita e ottusa inquietudine, ma completamente diversa nei suoi episodi e nei suoi personaggi.

Penso anche che allo scoccare dell’ultima ora sarà quell’altra vita a scorrere davanti agli occhi con il dolore di qualcosa che si è perso e sprecato del tutto e non questa, quella reale e compiuta, la cui materia non credo meriti questo sguardo, quest’ultimo esame conciliatorio, perché non ne vale la pena, né voglio che sia questa la visione che consolerà il mio ultimo istante.

O il primo?  Questa è una domanda su cui meditare in un’altra occasione.

L’enorme e scura farfalla che colpisce con le sue ali vellutate lo schermo di vetro della lampada comincia a paralizzare la mia attenzione e a mantenermi in uno stato di panico improvviso, insopportabile, eccessivo. Spero, inzuppato di sudore, che desista dal suo volteggiare attorno alla luce e che fugga verso la notte da dove è venuta e alla quale così profondamente appartiene. ”

(Álvaro Mutis – “La neve dell’Ammiraglio”)

 

 

Posso, paradossalmente, riuscire a trasformare questo vissuto in un punto di forza?

Per compiere questo passaggio, ho bisogno prima di tutto di comprendere quali sono state le situazioni che mi hanno portato ad agire un determinato comportamento, quali pensieri hanno prodotto certe emozioni e quale racconto interiore, in seguito a tutto questo, ho creato dentro di me, portandolo in giro con me nel mio percorso, nelle mie giornate, nelle mie scelte professionali, nelle mie relazioni…

Poi iniziare a costruire, intenzionalmente, pensieri più utili, funzionali e con un focus non su quello che mi fa paura ma su quello che voglio raggiungere.

Inizialmente, il tutto risulterà un po’ artificiale per la mia mente, per il mio personale sistema significante, quello che attribuisce o meno valore ai fatti e alle persone della mia vita.

Ma in parallelo, lentamente e con dolcezza, questi nuovi pensieri, questa nuova modalità di buttare lo sguardo nel mondo che mi circonda, si espanderà nel mio circuito neuronale, mi invaderà dolcemente e mi ritroverò a vivere nello stesso mondo ma con pensieri più utili, con uno sguardo che mi farà comprendere che tutto ciò che accade lascia un segno, che ogni ferita resterà comunque su di me.

Sarà una mia scelta se fare di ognuna di esse un limite o una “Maestra” di vita, una raccontastorie che ad ogni passo sarà lì a ricordarmi qualcosa…

È tutto una palestra… posso decidere io se allenarmi o se lasciarmi andare all’ineluttabile destino.

Per valutare la correttezza della mia decisione non ci sono giudici, solo risultati…

…che io potrò valutare utili o non utili, per la mia vita personale e per la mia professione.

(GA)

 

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